The Last Supper: Gavin Turk

Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea è lieta di presentare The Last Supper, la seconda mostra personale di Gavin Turk presso la galleria, a nove anni di distanza dalla sua prima esposizione nel 2017. La mostra rinnova il dialogo della galleria con una delle figure più significative dell’arte contemporanea britannica.

Attraverso una nuova serie di dipinti e sculture, Turk si interroga su ciò che conferisce valore a un oggetto. Fiori appassiti, recipienti abbandonati e imballaggi di uso quotidiano sono i protagonisti di una riflessione sulla fugacità delle cose e sulla fragilità del loro significato.

Nei dipinti floreali, i fiori appaiono e si dissolvono attraverso strati di colore, sfumando lentamente nella tela. Superato il loro momento di massima vitalità, non sono più semplicemente oggetti da osservare, ma tracce, quasi ricordi di qualcosa che ormai non c’è più: testimoni silenziosi del passare del tempo.

Al centro della mostra c’è il dipinto monumentale che dà il titolo all’esposizione. The Last Supper (L’Ultima Cena) raffigura una distesa sfocata di imballaggi e contenitori, oggetti recuperati dall’artista e riorganizzati come se fossero tornati sugli scaffali di un supermercato. Al posto di Cristo e dei suoi discepoli, Turk colloca i resti del consumo contemporaneo, trasformando lo scarto in qualcosa degno di essere ricordato. Lo scaffale del supermercato diventa l’altare di un’economia estrattiva: un espositore rifornito all’infinito che nasconde il suo costo reale: dal lavoro, all’energia, alle materie prime utilizzate per produrlo e confezionarlo, fino ai rifiuti che ne rimangono una volta consumato. L’opera attinge all’idea di Walter Benjamin dell’immagine dialettica, quel momento in cui passato e presente si scontrano e si palesa un nuovo significato. La storia dell’arte, l’immaginario religioso e la cultura del consumo si sovrappongono, aprendo una riflessione sulle rovine del passato e su quelle di un futuro ancora in fase di formazione.

Una sala dedicata ospita Artist's Piss (2021), opera realizzata sessant’anni dopo Merda d’artista (1961) di Piero Manzoni, è proposta sia come omaggio ma anche in risposta al lavoro originale. Manzoni sigillò la sua «merda d’artista» in barattoli il cui prezzo era pari a quello dell’oro; la lattina di alluminio di Artist’s Piss di Turk è invece valutata in base al prezzo dell’argento. Prendendo letteralmente in giro il mito dell’artista come alchimista, capace di trasformare materia vile (compresi i rifiuti umani) in oggetti di valore, l’opera mette in discussione i meccanismi culturali ed economici che determinano il prezzo e il significato di un’opera d’arte.

«Il valore è un paradosso», afferma Turk. «Ci sentiamo attratti da oggetti o da determinati momenti nel tempo per il loro valore culturale o per il valore che attribuiamo loro, spesso sulla base di convinzioni condivise. Mi interessa porre una domanda: che cosa considerate di valore? E perché?»

 Questa domanda attraversa l'intera mostra The Last Supper, che ci invita a ripensare a ciò che consideriamo prezioso e a il confine tra ciò che merita di essere conservato e ciò che è destinato all'oblio. Realizzata in un'epoca caratterizzata da una molte crisi, in cui il collasso climatico, la precarietà economica e i conflitti si alimentano reciprocamente, questa domanda assume una nuova urgenza: ciò che scegliamo di considerare importante determina ciò che viene preservato e ciò che consumiamo.

La mostra riafferma la ricerca artistica di Turk: un confronto costante con la storia dell'arte e con i meccanismi attraverso i quali immagini, oggetti e simboli acquisiscono i significati. La mostra inoltre dialoga con la città che la ospita: L'Ultima Cena di Leonardo da Vinci occupa un'intera parete del refettorio di Santa Maria delle Grazie a Milano, mentre una targa commemorativa segnala il luogo in cui si trovava il precedente studio di Manzoni, in via Fiori Chiari, a pochi minuti dalla galleria.

 


 

Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea is pleased to present The Last Supper, Gavin Turk's second solo exhibition at the gallery, nine years after his first in 2017. The show renews the gallery's dialogue with one of the most significant figures in contemporary British art.

Through a new body of paintings and sculptures, Turk asks what gives an object its value. Wilted flowers, discarded vessels and everyday packaging take centre stage in a reflection on how short-lived things are, and how fragile their meaning can be.

In the flower paintings, blooms surface and recede through layers of colour, slowly fading into the canvas. Past their moment of peak vitality, they are no longer simply things to look at but traces, almost memories of something already gone quiet witnesses to the passage of time.

At the heart of the exhibition is the monumental painting that gives the show its title. The Last Supper depicts a blurred array of packaging and containers, objects salvaged by the artist and rearranged as if back on a supermarket shelf. In place of Christ and his disciples, Turk sets the leftovers of contemporary consumption, turning what we throw away into something worthy of remembrance. The supermarket shelf becomes the altar of an extractive economy: an endlessly restocked display that hides what every product costs, from the land, labour, energy and raw materials used to make, wrap and ship it, to the waste left once it has been consumed. The work draws on Walter Benjamin's idea of the dialectical image, the moment when past and present collide and new meaning flashes up. Art history, religious imagery and consumer culture overlap, prompting a reflection on the ruins of the past and those of a future still taking shape.

A dedicated room presents Artist's Piss (2021), made sixty years after Piero Manzoni's Merda d'artista (1961) as both homage and reply. Manzoni sealed his "artist's shit" in tins priced by weight against gold; Turk's aluminium can of Artist's Piss is pegged instead to silver. Literally "taking the piss", the work revisits the myth of the artist as alchemist, able to turn base matter (including human waste) into objects of value, and questions the cultural and economic mechanisms that set the price and meaning of a work of art.

"Value is a paradox," says Turk. "You are drawn to objects or moments in time through their cultural value or through their assumed value. I am interested in posing the question: what is it that you value? And why?"

That question runs through The Last Supper, an exhibition that invites us to rethink what we hold precious, and where the line falls between what deserves to be preserved and what is destined for oblivion. Made in an age of polycrisis, as climate breakdown, ecological loss, economic precarity and conflict feed one another, that question takes on new urgency: what we choose to value decides what we preserve, and what we are willing to use up. It reaffirms the core of Turk's practice: a sustained engagement with art history and with the ways images, objects and symbols acquire the meanings society gives them.

The exhibition also speaks to its city. Leonardo da Vinci's Last Supper covers a wall of the refectory of Santa Maria delle Grazie in Milan, and a memorial plaque marks Manzoni’s former studio on via Fiori Chiari, minutes from the gallery.