La galleria Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea ha il piacere di presentare In The Half Light/ Forms of Apparition, la prima mostra personale dell'artista Nicol Vizioli negli spazi della galleria. 

Per questa occasione, Nicol Vizioli introduce un corpus di opere incentrato sull’esplorazione di diversi linguaggi: opere fotografiche, video e per la prima volta, la presenza materica delle sculture in bronzo.

La fotografia, il mezzo attraverso il quale l'artista ha sviluppato gran parte della sua ricerca, si presenta qui in una forma radicalmente diversa. Tramite l'utilizzo di tecniche fotografiche antiche e la lavorazione di materiali ancestrali, l'artista ha realizzato un corpo di opere incentrato sulla sperimentazione, e su un profondo confronto con le condizioni intrinseche del linguaggio fotografico. Ogni pezzo diventa singolare, unico e irripetibile.
Le opere sono state in parte realizzate durante una residenza invernale in Islanda, in condizioni estreme, dove la luce del giorno durava solo tre ore e mai arrivando a pieno chiarore. Sospesa in un crepuscolo costante, la penombra trasformava lo scenario in un'atmosfera ovattata e lunare.
L'assenza di luce viene tradotta da Vizioli in una presenza estranea che assume però una propria fisicità e densità. La visione offuscata, la mancanza di chiarezza, diventa uno spazio di percezione intensificata, in cui affiorano bagliori e le apparizioni si fanno possibili. In questo senso, l'ambiente si configura come una metafora del nostro modo di entrare in relazione con il mondo attraverso l'intuizione, la memoria e altre forme di conoscenza non visive.
Esplorando i concetti di narrazione sospesa e transitorietà, Nicol Vizioli si avvicina alla nozione di un'esistenza trasversale che si rivela attraverso la serie di fotografie realizzate in camera oscura a grandezza naturale, tramite emulsione liquida. Queste opere rappresentano la manifestazione fisica dell'immagine mentre essa si muove attraverso l'oscurità: le pennellate visibili e le imperfezioni deliberate affermano il desiderio di tangibilità, della traccia di una presenza umana. Esplorano ulteriormente la tensione tra presenza e assenza, permanenza e decadimento.
Un ulteriore gruppo di fotografie, trattate con la tecnica dell'encausto e sigillate nella cera, assume una qualità quasi devozionale, evocando reliquie o icone. Nel momento in cui la loro visibilità si attenua e si sfoca, esse evocano uno spazio sospeso e surreale in cui i confini fisici si dissolvono. 
Accanto alle opere fotografiche, per la prima volta, Vizioli presenta anche una serie di sculture.
Fusioni in bronzo realizzate con il tradizionale processo a cera persa che fungono anch'esse da reliquie devozionali, in qualche modo archeologiche e sacre, che alludono alla traccia di una presenza e di un ricordo: uno spirito, un amico o un dio che è venuto e se n'è andato. La cera è un elemento centrale dell'intera mostra. Questo materiale comune unisce le opere attraverso un linguaggio condiviso fatto di trasformazione, conservazione e traccia. 
Infine, le due opere video sono un tentativo di rendere percepibile l'invisibile. Proiezioni lente e intime animano uno spazio liminale e in penombra, un luogo tranquillo che invita alla riflessione e alla sintonia.
Questa chiave di lettura apre uno spazio di riflessione sulla natura dell'apparizione, restituendo un senso di straniamento simile al ritorno inatteso di una presenza, o alla traccia persistente di qualcuno che non è più in vita. La mostra vuole considerare le condizioni da cui emergono le apparizioni: l'oscurità, quasi soprannaturale, e la solitudine come terreno necessario per l'incontro spirituale o emotivo. È in uno stato di ascolto profondo, di solitudine intensa, che si può iniziare a vedere, a comprendere un altro linguaggio.
 

 

Mimmo Scognamiglio Artecontemporanea is pleased to present In The Half Light / Forms of Apparition, the first solo exhibition by Nicol Vizioli in the gallerys spaces. For this occasion, the artist unveils a new body of work shaped by an exploration of diverse media, including photography, video, and, introduced here for the first time, the material presence of bronze sculpture.

Photography, the medium through which Vizioli has developed much of her research, appears here in a radically different form. Drawing on early photographic processes and the use of elemental, ancestral materials, the artist constructs a body of work grounded in experimentation and in a profound engagement with the intrinsic conditions of the medium.
Each piece is singular, unique, and irreproducible.

Part of the work was developed during a winter residency in Iceland, under extreme conditions where daylight lasted only three hours and never reached full brightness. Suspended in near-constant twilight, the landscape took on a muted, almost lunar atmosphere.

Vizioli translates this absence of light into an unfamiliar presence that nonetheless acquires physicality and density. Blurred vision, a lack of clarity, become a space of heightened perception, where faint glimmers emerge and apparitions seem possible. In this sense, the environment becomes a metaphor for how we encounter the world through intuition, memory, and other non-visual forms of knowledge.

Exploring ideas of suspended narrative and transience, Nicol Vizioli engages the idea of a transversal existence, revealed through a series of life-size photographs produced in the darkroom using liquid emulsion. These works represent the image as physical event unfolding in darkness: visible brushstrokes and deliberate imperfections emphasize a desire for tangibility, preserving the trace of a human presence. They further explore the tension between presence and absence, permanence and decay.

A further group of photographs, treated with the encaustic technique and sealed in wax, assume an almost devotional quality, evoking relics or icons. As their visibility is softened and blurred, they conjure a suspended, surreal space in which physical boundaries fade.

Alongside the photographic works, Vizioli presents, for the first time, a series of sculptures.
Cast in bronze using the traditional lost-wax process, they function as devotional relics, somehow archaeological and sacred, suggesting the lingering trace of a presence or memory: a spirit, a friend, or a god that has come and gone.
Wax is a central element throughout the exhibition, binding the works through a shared language of transformation, preservation, and trace.

Finally, the two videos work attempt to render the invisible perceptible. Slow, intimate projections animate a liminal, dimly lit space, a quiet environment that invites reflection and attunement.

This interpretive framework opens a space to reflect on the nature of apparition, restoring a sense of estrangement akin to the unexpected return of a presence, or the lingering trace of someone no longer living. The exhibition considers the conditions from which apparitions emerge: darkness, almost supernatural, and solitude as necessary ground for spiritual or emotional encounter.
It is within a state of deep listening, of profound solitude, that one may begin to see, to understand another language.